La bizzarra storia di uno che inventava storie bizzarre

– Sono un mostro mitopoietico. Non riesco a guardarmi intorno senza squadrettare lo spazio, isolare gli assi su cui è costruito, individuarne le regole e assolutizzarle. Riconoscere gli elementi anomali. Archetipizzarli. Eleggerli Dei di un personale, malato pantheon da una notte e via. Imbucarmi alle feste, guardare le ragazze in gruppetti di cinque o sei, scrivere agiografie di neolaureati in scienze-di-qualcosa. Conoscere le ex di eroi omerici decaduti. Bere liquori fino a raggiungere il tasso di 0,4999999999999999999999999999999 grammi su litro.
E andare a dormire con la consapevolezza che questo puzzolente universo è solo qui dentro, nella mia testa. Però esiste, non è un’illusione, è il mio modo di frammentare e ricostruire l’esperienza sensibile e ognuno ha il suo.

– Hai finito?
– ..come?
– No, dico. Hai finito di cazzeggiare?
– Perché? Non ti seguo..
– Cristo, ogni volta la stessa storia. Io non ti capisco. Passiamo una bella serata, vino, musica giusta, ci mettiamo comodi, ci spogliamo, e via. Parti con i tuoi discorsi.
– Bhe, si hai ragione! Forse sono talmente mitopoietico che mitopoietizzo me stesso e questa mia capacità. Sai, bisogna..
– Smettila!! Ti pare il momento?
– Bé ok, però ascolta, usciamo un po’ dal seminato, ma tecnicamente non esiste un vero momento per….
– ‘affanculo!

Il ragazzo a due teste rimaneva lì. Fermo immobile. Sotto di lui una ragazza a tre gambe. Nudi. Il due-teste teneva nella mano destra il proprio membro mentre, con l’altra, si appoggiava al letto per non caderle sopra. Altri due minuti e quel braccio avrebbe cominciato a far male e a chiedere un cambio di posizione.
Lei posò i suoi occhi prima sulla testa di destra, poi su quelli di sinistra. Un sorriso.
Lui sempre immobile. Assorto.
I due occhi con le loro gambette ora camminavano spediti dal collo al petto, si destreggiavano sinuosi tra quella folta peluria e scendevano giù verso l’ombelico. La poca luce della stanza non permetteva una grande visibilità, ma quando finalmente incontrarono la mano destra del due-teste, e il suo contenuto, tre-gambe scoppiò a ridere.

– Ecco, hai visto?? hai rovinato tutto. Abbiamo fatto cilecca! Non ti sopporto.
– Ehm.. si, in realtà non abbiamo nemmeno cominciato, quindi non si può dire che abbiamo fatto cilecca.
– Merda!! Finiscila!
– Ok ok, scusa… hai ragione. Mh..cosa facciamo ora? Le diciamo qualcosa?
– Uff… fammici pensare.

Forse entrò qualcuno nella stanza, ma era buio e i quattro occhi di lui più i due occhi di lei non videro bene chi fosse. Forse era un alieno. Un Grigio. I Grigi non sono cattivi. Ci rapiscono solo per capirci meglio.

– Chi sei?
– Sono il fantasma di Benito Mussolini.
– Ah.
– Ah?
– Ah!
– Ecco, così si reagisce alla vista di un fantasma, per dio. Ma ditemi, giovani: perché parlate assieme?
– Siamo un tutt’uno, signor fantasma di Benito Mussolini. O meglio, avremmo potuto esserlo. Poi le cose non sempre vanno come devono andare. Però diciamo che può considerarci un unico personaggio, adesso.
– Con tutte quelle teste e gambe faccio fatica, ma tant’è…
– Senta, signor fantasma di Benito Mussolini. Devo (ora parlo al singolare, magari le è più facile interfacciarsi) confessarle che la odio. Qui la odiano più o meno tutti.
– Lo so, lo so. Risparmiami questo discorso. Ora però sono un fantasma. Non prendertela con me, prenditela con quello che ero.
– Ah.
– Ah?
– Ah! Scusi, dimenticavo. Ma allora come dovrei considerarla? Come una specie di Mastro Lindo in uniforme anni ’20?
– Bé, mi sembra già qualcosa.

I due/tre si guardarono un po’. C’erano decisamente troppe gambe, troppe teste. Era strano parlare così con un fantasma. Loro due che ormai erano uno ma non proprio uno erano ancora sul letto ignudi e sudaticci. L’ex duce galleggiava a mezz’aria. Tre-gambe sbadigliava, avrebbe preferito l’azione, ma l’azione quella sera non era venuta; Due-teste aveva un po’ paura perché sapeva che il signor fantasma di Benito Mussolini non era un tipo di cui ci si potesse fidare. Era proprio un personaggio da romanzo, quel fantasma. Un vecchio duce che più di sessant’anni dopo la sua caduta tornava più saggio e divertente.

SLAM! La porta di ingresso esplose. FLASH! – Sono Dick Tracy! Siete tutti in arresto! –
La luce che entrò accecò tutti. Sulla soglia una silhouette con trench e cappello. In tutta fretta una ventina di poliziotti sbucarono dalla schiena del trench ed entrarono nella stanza circondando gambe teste e fantasmi.

– …Chi cazzo sei??
– Dick Tracy, no?
– Eh…
– Eh?
– Eh! E’ questa la reazione? Tze, è da una vita che sogno di dirlo e questo mi chiede chi cazzo sono… pff…

La figura sulla soglia della porta si piegò in avanti, fino a mettersi a quattro zampe. Solo ora, sulla schiena, fu possibile vedere una figura che letteralmente cavalcava Dick Tracy. Era M.
E mentre gli spettatori rimanevano fermi attoniti, lui allungò uno zuccherino al suo destriero.

-Vaaa beh. Sono M. Mai che mi riesca a divertire. Non siete in arresto e questi non sono poliziotti. Ma tant’è, ora ve le daranno di santa ragione.

I finti-poliziotti si avvicinarono ai tre pronti a menar le mani.

– A-Aspetta! Fermo, cos’è ‘sta storia?
– Sono giorni, settimane, mesi che rompete le palle. Ho cercato di avvertirvi, voi niente. Questa è la storia. Ora sono qui e risolvo il problema a modo mio.

I finti-poliziotti avevano ormai i pugni carichi.

– Ma cosa cazzo stai dicendo?! Ti voglio solo far notare che stai parlando con il duce. Tè, mi metto di tre-quarti, così, con i pugni sui fianchi. Eh? Non ti conviene fare il furbo con me.
– Ahahahah. Si certo, come se non conoscessi la tua storia.
– Cosa intendi dire?
– Lascia perdere và. Va be, anche se sei colpevole sarebbe inutile menarti. Sei un fantasma. E anche la donna, lasciamo stare. Tanto ormai avete rovinato tutta la scenetta.
– Me la prenderò con lui, il due-teste.
– Io? E che ho fatto io?
– Beh, già solo che mi parli con il pisello in mano, sarebbe un buon motivo per spaccarti la faccia. Il vero problema è la tua testa. Non so quale delle due. Bhe, sta creando casini. Si sta trasformando in un uno di quei mostri inventastorie moderne. In un mitopoietico.
– E quindi? Chi sei? Un conservatore dei miti tradizionali? Un inquisitore?
– Bah, più o meno. Però hai smesso di crearmi problemi. BANG.

Manco il tempo di confessare i malvagi piani, come si vuole in queste scene. Nemmeno il tempo di mostrare la pistola al condannato. Niente. Tu hai smesso di crearmi problemi. BANG.
Due teste ora era una testa e mezza. L’altra metà aveva tinteggiato la camera.
M., cavallo e scagnozzi se ne andarono così come erano arrivati. Benito e Tre-gambe rimasero soli a guardare Testa-e-mezzo stecchito a terra.

– Uh. Bene donna. Credo che la festa sia finita, mi dispiace per il casino. Forse è il caso che io vada.
– Già. Mmm. Senti, tutto questo movimento mi ha scaldato. Perché non vieni un po’ qua? O è un problema per voi fantasmi?
– Ah. Devo ricordare anche a te che io sono il duce?
– E allora vieni qua, e fammi vedere se raccontano giusto sul tuo conto.

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Informazioni su Enne2

Esperimento virale di dispersione semantica e di concentrazione del significante in una prospettiva mitopoietica.
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9 risposte a La bizzarra storia di uno che inventava storie bizzarre

  1. Enne2, da questo racconto ho capito perchè sei venuto a commentare i miei millepiedi 😛
    Ma che delirio è?
    Mi sono deliziata a leggere.. e ora mi sento molto mitopoietica: metà nana e metà crostacea.
    Ed è tutta colpa tua!
    Oh..che io ci torno qui,eh!
    Eh, questo è sicuro! 🙂
    Ah!
    Ah?
    Eh!
    Greis*

  2. Enne2 ha detto:

    Gentile s.ra Grace (Greis),

    con la presente desideriamo ringraziarLa per l’apprezzamento. Le porgiamo i nostri più sentiti saluti. Porti la nostra simpatica ambascia anche a millepiedi e bestioline affine,

    con affetto,

    N2

  3. Bert ha detto:

    E se fossi tre parti di nano e una di gigante da servire con 2-3 cubetti di ghiaccio in un tumbler basso (per non farmi sentire a disagio) preraffreddato?

    PS: ma M. come Ian Fleming o M. come Fritz Lang? O era M. di x-men?

  4. Enne2 ha detto:

    Era M., quello lì che viene prima di N. e dopo di L.

    Per la questione tumber molto bene, la gradiamo volentieri come aperitivo. Due noccioline?

  5. Bert ha detto:

    Allora non conosco M., ma sono amico di N. e L. era il mio ex vicino di casa… e se fossi io M.?
    Ci penso mentre, bevendomi, mangio qualche nocciolina (rigorosamente da sgusciare).

  6. Enne2 ha detto:

    Come meglio crede, mr. M. Tumbler. Replichi o commenti pure, qui non siamo gente con puzza sotto i nasi. Ha proprio la faccia da M., lei.

  7. Minerva ha detto:

    Scrivi un racconto l’anno? Aumenta la frequenza, intanto – ché leggerti è un vero piacere…
    E poi chi sei, dannazione?, sono certa che ci conosciamo già di persona – la tua modalità espressiva mi è troppo famigliare… 😉

  8. Enne2 ha detto:

    Minerva, non lasciarti ingannare dalle modalità espressive; ricorda che l’autore, anche di un blog, è solo una funzione. Eppoi amiamo mantenere il nostro riserbo perchè fa davvero tanto figo.

    Un racconto l’anno è poco poco, hai ragione, però fa parte della nostra tecnica mediatica: non appena qualcuno inizia a seguire, ce ne andiamo così si dimentica di noi. E ogni anno, con gioia, la poesia può tornare di moda. No?

    No. Infatti fra due o tre giorni uscirà una nuova docile storiella.

    Grazie per gli apprezzamenti,

    aut. min. ric.

    baci e abbracci.

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