Sushi Bisogni Negroni

È da tempo che cerco una ragazza da portare a mangiare del sushi, ma non è così facile. Uno pensa: bè, col sushi fai colpo, è sofisticato, buono, eccentrico. Ma sono poche, cazzo, le ragazze che apprezzano. A volte penso che potrei uscire con una Otaku, lei sì che apprezzerebbe, ma no, poi mi dico che non può funzionare, non uscirei mai con una più nerd di me. È una questione di onore, di dignità, di appagamento del mio ego. Io devo essere quello che sta sopra o sotto in un rapporto, non quello che sta di lato o alla pari.
Poi mi convinco che non è la ricerca di una ragazza e/o compagna e/o persona con cui fare del sesso, la soluzione ad una serie di bisogni (ai quali la mia persona non sembra poter fare a meno). Mi convinco. Quello è il momento in cui compare il vuoto.
Mi riattivo. Riconsidero il problema. Problema: soddisfare una serie indefinita di bisogni maledettamente diversi tra di loro, ma non per questo lontani. Inutile analizzarli tutti, causerebbe un altro black-out, quindi accorparli in macrocategorie: Bisogno di contatto fisico. Bisogno di contatto intellettuale.
Il primo è obbligatorio per riproporre il proprio corpo nello spazio, è istintivo.
Il secondo è un bisogno di tipo B: può essere presente, presente in parte o essere del tutto assente, e in questo caso la persona non ha grandi capacità celebrali. Si può dire che questo tipo di bisogno è fortemente legato al grado di ignoranza della persona analizzata, ma non strettamente legato alla felicità della stessa (una vecchia storia). I sintomi possono essere nausea, difficoltà nell’integrazione sociale, disorientamento e mal di testa.
Entrambi causano dipendenza.
E la Soluzione quindi? Tralasciando rimedi posticci, tralasciando comportamenti di minore intensità emotiva e fisica come la masturbazione, tralasciando relazioni sbilanciate, tralasciando l’ipotesi di inglobare anche il sesso maschile nella ricerca per avere statisticamente più probabilità…
Black-out.
Ho capito. Ricomincio la ricerca.
Da Giancarlo ai Murazzi. Non è prevedibile la fauna. Dipende dalla sera. Dipende dal tempo. Dal grado alcolico. Dalle amiche delle amiche. Dalla nefasta probabilità di trovare ex. Dalle pierre.
Un negroni. Due negroni. Tre negroni.
Le strategie evolutive hanno affinato certe peculiarità, ne hanno soppresse altre. Parlare, no. Ballare, si (io faccio schifo nella seconda, funziono nella prima. E ti pareva). E così ci si ritrova a traslare la propria capacità affabulatoria e intellettuale dal codice linguistico ad altri codici semantici, con una maglietta cazzuta o una posa elegante o uno sguardo sprezzante o il modo di sedersi o il cinismo evidente o sapere tutte le canzoni o la discrezione nel provarci.
E un giorno magari riuscirò a imporre la mia linea evolutiva, sì.
Ma alla fine è tutta una cosa che va e viene, perché noi ci facciamo viaggi e progetti, le tipe no. Perché partono da un indubbio vantaggio: a noi maschietti bastano le tette.
Piacciono anche a me, si, ma se volete conquistarmi, venitemi vicino quando sono seduto a bere l’ultimo negroni sulle sedie di plastica fuori da Giancarlo, ditemi qualcosa tipo “sento che dietro questo tuo comportamento ostentato e affettato si cela un giovane intellettuale che si sente a disagio in ambienti come questo; secondo me hai sensibilità ma anche fermezza, sai sostenere lunghi discorsi, ma sai anche farci in quelle cose lì, e sei anche conscio che per fare bene quelle cose lì serva intesa mentale ed emotiva. Perché non ci andiamo a fare un giro verso il monte dei cappuccini, così mi racconti la storia degli ordini religiosi e monastici? Dopo io potrei illuminarti sul romanzo postmoderno o la poesia di inizio novecento, oppure potremmo intavolare un discorso sull’influsso di Brecht nella musica contemporanea, o sull’eterna sfida fra Fellini e Antonioni. Poi quando arriviamo in cima pomiciamo un po’, ma solo allora, quando, dopo aver preso atto della mia preparazione umanistica, sarai tutto un fremito e vorrai mettermi la lingua in bocca”.

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Esperimento virale di dispersione semantica e di concentrazione del significante in una prospettiva mitopoietica.
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